Recuperare Brancaccio

dell'Associazione Intercondominiale Quartiere Brancaccio

Palermo, 24 aprile 2002

Nonostante le drammatiche vicende di questi ultimi giorni che hanno portato Brancaccio nelle prime pagine dei giornali (il duplice spietato omicidio del Borgo Vecchio di due giovani pregiudicati che abitavano al civico 18 di via Hazon e i casi di pedofilia) recuperare Brancaccio si può, ma a volerlo devono essere prima di tutto la parte sana degli abitanti di Brancaccio che dovranno essere aiutati dalle Istituzioni.

L’Associazione Intercondominiale, che ha operato e vuole continuare ad operare a Brancaccio, dal 1990, e anche dopo la morte di padre Puglisi, sino al 1995 ha portato avanti diverse iniziative alcune delle quali indirizzate a realizzare strutture e servizi per la crescita civile del quartiere. Una di queste è stata quella di proporre al comune di Palermo di acquistare il locale cantinato e piano terra del famoso palazzo ubicato al civico 18 di via Hazon; piano terra e cantinato in stato di totale abbandono e occupati da gente che gravita nell’orbita della mafia. Motivo della richiesta: realizzarvi un’attività sociale istituzionale, per esempio una scuola oppure un nucleo distaccato dei vigili urbani. Questo palazzo è da anni il simbolo del degrado e dell’illegalità a Brancaccio, della sconfitta delle istituzioni e del dominio della cultura della mafia che non si è arresa nel territorio.

La nostra proposta di acquistare i suddetti locali insieme ad un altro cantinato ubicato nella via Simoncini Scaglione (strada adiacente), dopo diversi incontri tra l’Associazione Intercondominiale quartiere Brancaccio e gli amministratori del Comune di Palermo, è stata posta all’ordine del giorno (punto 26) dell’assemblea del Consiglio comunale del 16-17-18 maggio 1995.

Dopo che il nostro impegno ci ha permesso di arrivare ad un passo dal togliere dalle grinfie della mafia quei locali simbolo del degrado e della illegalità la scena inspiegabilmente cambia perché il Comune di Palermo, si viene a sapere, rinuncia all’acquisto. Grazie ad un articolo di Delia Parrinello dal titolo "C’era una volta Brancaccio" pubblicato dal settimanale cattolico "Famiglia Cristiana" N. 37/1995 pagg. 25 e 26, viene fuori il motivo della rinuncia da parte del Comune di Palermo: la Consulta 3P, un’aggregazione di associazioni palermitane riunitesi per iniziativa di don Mario Golesano per operare a Brancaccio dopo la morte di padre Puglisi, ha espresso la volontà di non acquistare i locali suddetti. "Brancaccio non ha bisogno di quei locali, o si requisisce o la Consulta rinuncia".

Bel servizio reso a Brancaccio e soprattutto alla gente della via Hazon e delle strade vicine ! Dopo 8 anni dalla morte di padre Puglisi pare che il tempo in via Hazon e dintorni si sia fermato, anzi per certi versi e` peggiorato. Chi vuole vendere la casa perché non ne può più di vivere lì intanto deve svendere ed è molto fortunato se ci riesce. L’attività commerciale in quelle vie è molto critica e non nascono nuove attività, anzi muoiono. Chi deve passare dalla via Hazon preferisce fare il giro largo e chi vive in queste strade deve fare finta di non vedere le illegalità che si consumano sotto i propri occhi. Poi se vuoi fare valere un tuo diritto come quello di avere la strada pulita e` meglio rinunciarci.

Il sacrificio e l’attività meritoria di alcuni persone che si prestano a fare volontariato da soli non possono cambiare il volto di un territorio dominato dalla mafia. Ma visto che non ci sono al momento altre alternative capaci di svolgere l'impegno sociale nel modo in cui lo svolgevano padre Puglisi e il Comitato Intercondominiale (lo si può ricavare dalla memoria "Noi a Brancaccio" pubblicata nel sito web www.angelfire.com/journal/puglisi ), per fortuna non c’è il vuoto, ma la buona fede di questa gente capace di spendere il proprio tempo libero per aiutare chi ha bisogno. Ci vogliono, però, anche iniziative che devono essere indirizzate a togliere il controllo delle attività e delle strutture, pubbliche o private che siano, alla mafia se non vogliamo convivere con la mafia. L’acquisto dei locali della via Hazon e della via Simoncini Scaglione proposto dall’Associazione Intercondominiale al Comune di Palermo era una di queste iniziative .

Proviamo ad immaginare per un attimo se nel 1995 fosse passata la nostra richiesta:

Se realizzata questa prima fase del processo di recupero del territorio è pensabile che oggi la via Hazon e le strade adiacenti non sarebbero state nelle attuali condizioni di degrado e si sarebbe potuto creare una situazione di maggiore controllo delle forme di illegalità diffuse nel territorio ?

Certo, la storia non si fà con i se, ma in questo caso alcuni con il loro comportamento teso ad impedire che passasse la nostra proposta hanno reso un favore, spero inconsapevolmente, a chi aveva a cuore quei locali; e chi aveva a cuore quei locali è intuibile ai più, e si può maggiormente ricavare dall’ordinanza del Municipio di Palermo N. 3266 del 5 ottobre 1993 e dalla nota prefettizia del 25 settembre 1993.

Altre iniziative erano in corso in quello stesso periodo per tentare il recupero sociale di Brancaccio come quella della realizzazione del distretto socio-sanitario di base. Un’intesa tra il Comune di Palermo e la USL 62 (vedi protocollo d’intesa del maggio 1994) consentiva di fare partire una prima attività che a regime doveva consentire le attività proprie del distretto socio-sanitario. Anche in questo caso questa nostra iniziativa non ha trovato il supporto necessario delle forze sociali presenti nel territorio per cui il distretto socio-sanitario non ha avuto il suo naturale sviluppo.

Recuperare Brancaccio si può e noi vogliamo farlo ancora una volta riproponendo alle attuali amministrazioni, comunale, provinciale e dell’isola, prima di ogni cosa l’acquisto del locale cantinato e piano terra della via Hazon 18 e del locale cantinato della via Simoncini Scaglione per adibirli a strutture recettive per le attività istituzionali che favoriscano il controllo del territorio.

Una scelta come questa, da parte delle istituzioni assumerebbe anche un valore simbolico (in via Hazon 18 c’è la presenza dello stato e non della gente in mano alla mafia e intrisa di cultura mafiosa) e di speranza per gli abitanti di Brancaccio che probabilmente non avvertirebbero più il desiderio di svendere la propria casa pur di scappare; potrebbero rifiorire le attività commerciali; chi deve passare dalla via Hazon non avrebbe più bisogno di fare il giro largo per paura; potrebbero nascere attività che favoriscono forme di lavoro legale.

Non serve affrontare l’emergenza con soluzioni tampone, cominciamo da questa nostra proposta, poi viene il resto.